La sociologia della violenza
Autore: Aiko Hillen
Descrivere la violenza. Teorie della fenomenologia della violenza
Un filone influente della ricerca sulla violenza prende avvio dagli studi del filosofo sociale Heinrich Popitz, che concepisce la violenza come espressione diretta del potere e come atto intenzionalmente lesivo. Al centro della sua “fenomenologia della violenza” (Phänomenologie der Gewalt) si collocano la presenza fisica, la relazione immediata tra perpetratore e vittima e il carattere situazionale dell’azione. Secondo Popitz, la violenza possiede una qualità espressiva propria che non può essere ridotta a un semplice rapporto tra mezzi e fini.
Questa prospettiva è stata ripresa e sviluppata da Trutz von Trotha, Wolfgang Sofsky e Jan Philipp Reemtsma. Comune ai loro approcci è l’abbandono dell’interpretazione della violenza come fenomeno eccezionale o patologico. La violenza viene piuttosto intesa come una forma specifica di azione sociale che, in determinate condizioni, può sviluppare una dinamica autonoma.
Il sociologo ed etnologo Trutz von Trotha sottolinea in particolare la dinamica intrinseca della violenza, che può progressivamente distaccarsi dalle intenzioni originarie degli attori e dai contesti sociali che inizialmente la strutturavano. Centrale nella sua analisi è la prossimità fisica tra il perpetratore e la vittima. La violenza nasce infatti in una relazione corporea immediata, in cui il dolore – non solo fisico, ma anche psicologico – compromette l’integrità della persona colpita.
Il sociologo e studioso della violenza Wolfgang Sofsky si ricollega al concetto di potere elaborato da Popitz, concentrando tuttavia la propria analisi sull’organizzazione della violenza nei campi di concentramento. In questo contesto egli sviluppa la nozione di “potere assoluto”. La violenza non è più orientata a un fine esterno, ma diventa fine a sé stessa. Essa non è contenuta, bensì liberata e amplificata tecnicamente e strutturalmente dall’organizzazione del Lager, che appare come un regime di violenza in cui potere e brutalità risultano indissolubilmente intrecciati.
Jan Philipp Reemtsma compie un ulteriore passo concettuale nel suo saggio programmatico “Eine Phänomenologie körperlicher Gewalt”, proponendo una restrizione consapevole del concetto di violenza. Egli analizza la violenza fisica (körperliche Gewalt) indipendentemente da spiegazioni psicologiche o sociologiche, sostenendo che la violenza non debba essere spiegata causalmente, bensì descritta nella sua specifica modalità di azione.
Reemtsma distingue tre forme fondamentali di violenza fisica:
- Violenza di dislocazione (lozierende Gewalt): il corpo viene trattato come una massa mobile, da eliminare (dislocazione, dislozierend, ad esempio mediante l’uccisione) oppure da trasferire coercitivamente in un altro luogo (violenza di cattura, kaptive Gewalt, ad esempio negli arresti o nelle deportazioni).
- Violenza predatoria (raptive Gewalt): il corpo viene appropriato e strumentalizzato, ad esempio a fini di umiliazione o di sfruttamento sessuale.
- Violenza autotelica (autotelische Gewalt): la lesione non è un mezzo per raggiungere un fine esterno, ma diventa un fine in sé.
La tipologia proposta da Reemtsma mette in risalto il carattere tangibile e osservabile della violenza e si distingue consapevolmente dagli approcci della Täterforschung, che si concentrano sulle motivazioni, sui margini di azione e sulle responsabilità dei perpetratori. In questa prospettiva, la violenza appare come un atto che non richiede ulteriori spiegazioni interpretative, ma una descrizione rigorosa delle sue forme e delle sue manifestazioni.
Randall Collins: emozioni e violenza
Le teorie esplicative della violenza non concepiscono quest’ultima come un fenomeno isolato, bensì come espressione di relazioni sociali e di dinamiche emotive. Esse si concentrano sulle microstrutture dell’azione, sulle interazioni fisiche e sui processi situazionali. Un esponente centrale di questo approccio è il sociologo statunitense Randall Collins, autore di Violence. A Micro-Sociological Theory.
Collins analizza la violenza in contesti molto diversi, che spaziano dai conflitti bellici alle società democratiche, fino alle interazioni della vita quotidiana. Al centro della sua teoria vi è la trasformazione della tensione emotiva (emotional tension) in energia emotiva (emotional energy). In determinate costellazioni situazionali, questo processo può condurre a una condizione che Collins descrive come “tunnel della violenza” (tunnel of violence), in cui l’azione violenta diventa progressivamente più probabile. La violenza non deriva dunque da caratteristiche stabili o innate degli individui, ma emerge da interazioni concrete in momenti specifici.
Un ruolo fondamentale è svolto dal cosiddetto spazio emotivo (emotional field) che si crea tra le persone coinvolte. All’interno di questo spazio, la violenza tende a coincidere con il dominio (dominance). Quando una delle parti percepisce una netta superiorità sull’altra, può innescarsi quella che Collins definisce una forma di “panico offensivo” (forward panic), che favorisce l’escalation della violenza. Le emozioni che accompagnano tali situazioni non sorgono casualmente, ma si formano nell’interazione tra esperienze pregresse, aspettative, configurazioni di potere e prossimità fisica (physical proximity).
Questo approccio microsociologico apre nuove prospettive per la ricerca storica sulla violenza. La violenza può essere analizzata non solo come il prodotto di convinzioni ideologiche o di quadri istituzionali, ma anche come il risultato di tensioni emotive che si sviluppano in situazioni concrete. Tale prospettiva consente una comprensione più differenziata delle pratiche di violenza nazionalsocialista, mettendo in luce le dinamiche interattive e situazionali che contribuirono alla loro realizzazione.
Bibliographia
Teresa Koloma Beck, Klaus Schlichte, Theorien der Gewalt zur Einführung, Amburgo, Junius, 2018.
Jan Philipp Reemtsma, Eine Phänomenologie körperlicher Gewalt [2008], in Johannes Müller-Salo (a cura di), Gewalt. Texte von der Antike bis in die Gegenwart, Ditzingen, Reclam, 2018, pp. 149-160.
Wolfgang Sofsky, L’ordine del terrore. Il campo di concentramento, Roma Bari, Laterza, 2004.
Trutz von Trotha, Zur Soziologie der Gewalt, in Kölner Zeitschrift für Soziologie und Sozialpsychologie, numero speciale 37, 2000, pp. 9-56.
Randall Collins, Violenza. Un’analisi sociologica, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2014.
Thomas Hoebel, Stefan Malthaner (a cura di), Im Brennglas der Situation. Neue Ansätze in der Gewaltsoziologie, Mittelweg 36, anno 28, nn. 1-2, Amburgo, Hamburger Edition, 2019.