Dall’entrata in guerra alla caduta del regime: l’Italia tra subordinazione al Reich e crisi interna (1940–1943)
Autore: Milan Spindler
L’Italia entrò nella Seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940 al fianco della Germania nazista, ma già nei primi mesi emerse con chiarezza l’inadeguatezza del suo apparato militare ed economico per sostenere un conflitto di tale portata. Le forze armate italiane subirono gravi sconfitte e, a partire dal 1941, divennero sempre più dipendenti dal sostegno militare tedesco. Questa subordinazione strategica si intensificò nel tempo, incidendo anche sulle scelte operative e politiche. Un punto di svolta fu rappresentato dalla disfatta dell’Armata italiana in Russia (ARMIR) nell’inverno 1942-1943: il ripiegamento seguito alla controffensiva sovietica costò decine di migliaia di vite e la cattura di numerosi soldati. I sopravvissuti, esausti e traumatizzati, furono rimpatriati in silenzio, in un tentativo deliberato di occultare l’entità della sconfitta all’opinione pubblica.
Intanto, in Nord Africa, le truppe italiane, impegnate a fianco della Wehrmacht, dovettero capitolare. La resa delle forze dell’Asse in Tunisia il 13 maggio 1943 aggravò ulteriormente la crisi militare italiana, rafforzando la dipendenza da Berlino.
Sul piano interno, il conflitto aveva acuito le difficoltà economiche: la penuria alimentare, l’inflazione e il razionamento incisero profondamente sulla vita quotidiana. I bombardamenti alleati sulle principali città e le condizioni di lavoro nelle industrie belliche contribuirono ad accrescere il malcontento. Gli scioperi operai del marzo e dell’aprile 1943, in particolare a Torino e Milano, segnalarono una frattura crescente tra regime e società civile. All’interno dell’élite statale, crebbero i dubbi sulla prosecuzione del conflitto. Settori dell’amministrazione, della diplomazia e dei vertici militari misero in discussione la leadership di Mussolini. Lo stesso re Vittorio Emanuele III, timoroso per la sorte della monarchia, considerava ormai necessaria la sua rimozione. Lo sbarco angloamericano in Sicilia (Operazione Husky, 9–10 luglio 1943) e il bombardamento di Roma il 19 luglio accentuarono la percezione dell’inevitabilità della sconfitta. Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo approvò un ordine del giorno che sfiduciava Mussolini; arrestato per ordine del re, il suo governo venne formalmente sostituito da un esecutivo guidato dal maresciallo Pietro Badoglio.
I 45 giorni che seguirono furono segnati da ambiguità e contraddizioni. Pur continuando formalmente la guerra al fianco della Germania, il nuovo governo avviò trattative segrete con gli Alleati. Intanto, il regime fascista repubblicano, ancora in fase embrionale, assisteva al progressivo trasferimento di truppe tedesche in Italia, ufficialmente giustificato con la necessità di rafforzare la difesa in vista di uno sbarco alleato. In realtà, Berlino nutriva già forti sospetti sull’affidabilità dell’Italia.
Il 3 settembre 1943, le truppe angloamericane sbarcarono in Calabria; l’8 settembre Badoglio annunciò l’armistizio firmato a Cassibile. Il collasso delle strutture politico-militari italiane diede avvio all’occupazione tedesca della penisola e alla successiva fase della Resistenza.